UNA PAGINA DI POESIA DI ALBERTO SARDO

Elementi di scoperta

 

Origine della Natura

Era il Fiore

 E il petalo scisso,

   dolce la foglia con

 nessuna spina.

 

E roteando il Fiore

    Fu lo spargimento di petali

  E il prato

    Incolto e

  Acerbo, socchiudeva gli occhi

Al silenzio della Parola.

 

Furono il corvo e il ceppo,

 l’uno dominava dall’alto

    la neogenita Vita,

   e le sue urla piegavano

   i fiori e gli steli,

 

l’altro piangeva

     lagrime arroventate

   che dove cadevano

       generavano morte.

 

Giacque il Sole

    All’ombra della Luna

 E rise il cielo

     Dell’Innocenza sverginata,

  la prima stella fu l’ultima

  e il ciclo riprese

       indifferente.

 

Il lustro oscuro, purificato

      Dalla cascata

     Di petali nudi, cedette

  Il passo alla Vita

  E generò l’Alternanza.

 

Morti i signori

      I servi ereditano

                   I corpi,

  si che la corrente trascini

 a valle il pentimento

 

e il Fiore si dotò di spine

   e veleni non letali,

   ché la Vita generata

 copulava perversamente

       con la Morte.

  

Ma la pioggia

      Portò il compimento

     Alla luce

   E il crepuscolo oscuro

    Ereditò dalla Vita

         Il destino della Natura.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Nascita dell’uomo

Il corvo con le ali spiegate

     Descriveva cerchi

     Nel cielo incupito,

  e posatosi sull’albero morto

     urlò la sua furia

       alla pioggia e

       al fulmine.

 

E la terra generò luce

    E il fascio splendente

Aprì un varco tra le nubi.

 

Vi fu il fulmine

    Ed esso colpì la luce

    E si scaricò a terra,

e le acque ruggirono

e l’aria tremò.

 

Il cielo si tinse di rosso

   E nero, sofferente

   Per il colpo subito

 Dalla sorella terra,

e dal caos degli elementi

   furono la carne

       e il sangue.

 

Era silenziosa la terra

    Quando il nuovo ospite

      S’inchinò al

                  nuovo giorno

e nella dolce aurora

       il canto del vento

      e del fiume

                inneggiò

   al sabba degli elementi

uniti nella vita

      come amaramente scissi

            nell’oblio

            della morte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Scoperta del dolore

Credi davvero che

Ti sia dovuto

L’Amore? Pensi che

La crisalide uscita

Dal bozzolo

Possa tingere le ali

Di altre farfalle

Solo sbattendo

   Le sue?

-stupido!

 

E non credere

    Di poter

 Chiudere gli

          Occhi

       Al sole di

    Ghiaccio,

    un

        solo

    istante, un

       solo respiro

     può

           sconvolgere

           la vita.

E nonostante tutto sei

  Impassibile,

  affossato

     in un

  universo

       di bruma,

   saltuariamente illuminato

da

        lacrime

   di                  rugiada

       splendente.



Canto di Ragione

«Ecco il calice di sangue

        reggilo con la mano sinistra

        empitene la gola

     e fai che i veleni siano purgati.

 

«Ed ecco la spada di fuoco

       alzala con la mano destra

       e alzala sui ponti di corda

  recidendo antiche maledizioni.

 

«Scorgi il fiume?

  È la tua guida

      Il principio e

      La fine, il solido tronco,

      il fratello di Giuda,

    la cintura del Padre».

 

«E’ il dolore che cerco

      il rimpianto e il cordoglio

      la sofferenza assoluta

        e il nirvana dell’oblio.

  Vedi il mio corpo senza vita? Reca

       I segni della schiavitù

       Inferti dalla stessa mano

       Che ora giace in terra senza vita.

 

«Oh, dov’è la tanto agognata luce?

       Dove sono la Speranza

               La Gioia

               Il Perdono?»

 

«Giacciono putrefatti

   sepolti tra i vermi

   del cimitero straniero.

     Sarà attraverso la terra

        E le grida dei morti che

        Giungerai alla redenzione.

    Insegui il tuo sogno senza speranze,

    e affoga nell’oceano dell’Illusione».

 

«Chi sei tu, Spirito? Mostrati e

         trascinami con te

        nei segreti spazi dell’Ade,.

      Regno del Cristallo monodimensionale

          E dei vessilli spezzati

    Dalla tigre assassina».

  

«Il mio nome è Legione.

  Il mio nome è Belial.

  Il mio nome è Cristo.

    Invoca il Perdono e ti sarà concesso

          Il raspo d’Uva vergine».

 

«Non è il Perdono che perseguo,

           quello per mille lustri mi rimorda,

      è la Verità, nera e liscia sfera,

      apposta dai padri per garantire

            produttive e succose annate,

         che con cotal affanno invoco».

 

«Stolto! Non sai che la Verità

      solo alla Madre è propria?

      Soccombi nella tua parzialità

          Ai neri signori della guerra

         Dalle lingue di serpente!».

 

«Il padre è il tronco,

  la madre il frutto

  io sono la falce

    e l’astro,

  le mie braci sono

    distese di fumo e

        sbarre spezzate.

 

«Conducimi attraverso me stesso

   e perisci con il mio corpo

       nella landa desolata

        della Ragione».



Nuova Speranza

 Osserva!

Dove si trovano

Gli antichi sentieri

     Dei ricordi dimenticati?

 Giacciono celati

  Nel medesimo posto

      Di mille ere fa,

 sepolti sotto foreste

    di rimorsi

bramosi di nuova vita

 in un mondo diverso

eppure ancora troppo simile

    a loro.

 

Ascolta!

 Riesci a udire il canto

    Di nuove speranze,

 dolci speranze innocenti?

Costruiscono il nido sugli alberi

    Che ricoprono le antiche paure,

    Acchè tu possa chiudere gli occhi

       E volare nei cieli

     Di nuove passioni,

        sostenuta da schiere di

     minuscole fate

        vestite a festa.

 

Cammina ora,

      è solido il terreno

       come forte è

     il seme della vita

   che rechi nel cuore,

aggraziato sogno screziato d’oro.

  Capisci che già da sola

     Riesci ad avanzare

     Nel terreno selvaggio,

   senza che sia il mio braccio

a guidarti per lidi di sogno?

 

Apri le ali e innalzati,

 puoi farlo, è il tuo destino,

 getta un ultimo sguardo

       alla terra che ti ha nutrita

 e spicca il salto

    che ti riporterà

              a casa.

 

 

 

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