Settimanale della Diocesi di Vittorio Veneto
  Utente: MENEGON ANTONIO
 
Edizione del 31/05/2009 - Prima pagina
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
   
 
   
   

L'AZIONE - Articoli - 1918-1924 rosso collalto

1918-1924 ROSSO COLLALTO

Elena Pilato



Frammenti di vita, piccole porzioni di quotidiano, fin dentro le nostre radici, tra il 1918 e il 1924: la vita di gente comune che s'intreccia con il corso della storia, con le guerre di cui si perde di vista senso e necessità, tra laceranti sconfitte, che segnano anima e corpo irrimediabilmente e apparenti vittorie, che sembrano regalare l'illusione di un sogno, ma per l'appunto solo l'illusione. Questo il cuore narrativo di "Rosso Collalto", ultima fatica letteraria del giornalista Antonio Menegon, che nel suo debutto in veste teatrale, venerdì 15 maggio al teatro tenda di Collalto davanti a un folto pubblico, fa pieno centro nel cuore degli spettatori, raccogliendo applausi spontanei e sguardi vividi di commozione. La rappresentazione, sfrondata di ogni tentativo retorico e macchinoso, scivola via in un'ora con autenticità e freschezza, senza tradire il tono drammatico della vicenda di Evaristo e Alba, il perno del romanzo: lui, sfortunato contadino suseganese, divenuto Ardito della Grande Guerra, ritorna a casa con il volto straziato da una granata e si trincera dietro un lancinante silenzio, che lo condurrà al gesto estremo; lei, moglie devota ma smarrita, madre scarnificata dalle fatiche e provata dal distacco, che ritrova la fede e l'amore della sua comunità nel momento dell'addio più doloroso. Sullo sfondo il brulichio del popolo, tra movimenti socialisti che confidano, prima, nell'acquisizione delle terre requisite ai Collalto durante il conflitto, più tardi nella lotta della mezzadria, e l'ascesa dell'autoritarismo fascista. Tutto sfuma sotto la scure del fascismo, ma qualcosa, uno spiraglio di luce per il futuro, nella rappresentazione rimane, ad annunciarci la speranza, la fiducia, il coraggio, che si può e si deve ritrovare nella fraterna vicinanza tra le famiglie, tra le classi sociali, tra i temperamenti e i caratteri di diversa forgia spirituale. La voce narrante di Antonio Menegon, lungo le tre parti in prosa che compongono la trasposizione, si sposa con naturale fluidità alle interpretazioni di Rosa, Clara, Vincenzo e Luca, gli attori del "Gruppo Ponte Priula Teatro", capaci di trasmettere anche le più segrete pieghe, nascoste tra le lettere, le confessioni, gli incontri del romanzo. L'alternarsi della parola alla musica, ricca di malinconica leggerezza quella del cantautore Stefano Dall'Armellina, con la sua delicata e bellissima "Al Mondo" che introduce lo spettacolo, rievocando "il ritorno del vento con il suo profumo di verità... per noi che siamo confusi e insoliti e non ci ritroviamo più", scandisce il crescendo di coinvolgimento dei più giovani e d'identificazione dei più anziani. Non più semplice contrappunto sonoro ma autentico tessuto connettivo dello spettacolo è, quindi, la musica, sorretta dal contributo determinante per l'amarcord popolare, del coro "Cantori da Filò", che attinge a piene mani dal repertorio alpino tra le celebri note de "Il Signore delle cime" e "Il testamento del capitano", oltre a frequenti incursioni nel panorama musical-agreste della nostra veneticità e del toccante "Silenzio", cadenzato dalla tromba di Ugo Granzotto. Piace, fuor di ogni dubbio, il "Rosso Collalto" versione teatrale, perché mette a segno, contemporaneamente, tre elementi fondamentali per guadagnarsi il gradimento del pubblico: interessa, coinvolge ed emoziona, con credibilità e convinzione.

Rosso Collalto distribuito nelle principali librerie della Provincia di Treviso