COLLALTO E LA GRANDE GUERRA

 

Il paese distrutto dalla guerra 1915-1918


La Grande Guerra (1915-1918) fece trovare il borgo medievale di Collalto e l’ambito fortificato, con i suoi palazzi, la rocca e la cinta muraria, sotto il tiro delle artiglierie italiane attestate sul Montello che, come successe per il castello suseganese di San Salvatore, per buona parte li distrusse. Del castello e delle sue mura rimane oggi ben poco, come poco o nulla resta dei palazzi, delle antiche chiese e delle torri di guardia.

Link del sito web www.collalto.info  

Cartellonistica della Grante Guerra

Storia di Collalto

Libro Rosso Collalto

Racconto "In un'isola di morte"

  In un'isola di morte
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Martiri Cecoslovacchi

 

 


 Truppe italiane della 2^ Armata, in ripiegamento dopo Caporetto, attraversano il ponte sul Piave (1.11.1917)

Storica immagine della truppe italiane che attraversano il Piave

La Caserma Mandre sede della Scuola Bombardieri del Re

Gli ufficiali della Scuola Bombardieri del Re a lezione nei locali dell’azienda agricola in località Mandre

Operazioni di trasporto di una baracca al Poligono di Ponte della Priula


Truppe nemiche in posa di fronte a Palazzo Odoardo nel castello di San Salvatore

Fanti italiani attraversano il centro di Susegana

Il centro di Susegana pesantemente danneggiato dalle bombe


La stazione ferroviaria di Ponte della Priula ridotta ad un cumulo di macerie


La chiesetta di San Francesco, in località Barco distrutta dalle bombe

Susegana nella Grande Guerra

Le prime bombe cadono sul Ponte della Priula il 9 novembre del 1917. E’ la Grande Guerra che arriva, improvvisa, anche sul territorio del Comune di Susegana, all’indomani della disfatta di Caporetto.
Austria-Ungheria e Germania sfondano le linee delle truppe italiane che, duramente provate dalle precedenti undici battaglie dell'Isonzo, non reggono l'urto e devono ritirarsi fino al fiume Piave, attestandosi sul Montello.
Nella notte del 9 novembre a Ponte della Priula convergono oltre una decina tra generali e ufficiali: si tratta di decidere quando far saltare i tre ponti sul Piave, quello della Pontebbana, quello della ferrovia ed anche il ponte di legno addossato a quello stradale.
L’ordine ricevuto dal generale Cattaneo è di far brillare le mine alle 3 di notte, ma ci sono ancora truppe italiane che stanno arrivando. Senza il ponte sarebbero votate alla morte.
Le micce stavano per essere accese quando una colonna viene avvistata lungo lo stradone: sono Italiani, sono il Battaglione complementare della Brigata Sassari, altri 600 uomini che passano e vanno a rafforzare le difese sul Montello. Sul ponte, il tenente al comando del Battaglione dà il saluto e aggiunge: Siamo gli ultimi. Il nemico ha occupato Collalto!
Alle 5 del mattino vengono accese le micce; pochi minuti dopo le arcate dei ponti saltano, e mentre dal Pieve si alzano imponenti colonne di fumo, piovono le prime granate nemiche: è la guerra.
Per la verità la guerra albergava a Susegana fin dal novembre del 1915 quando, in località Mandre, presso l’azienda agricola dei conti Collalto, viene istituita la Scuola di tiro per bombardieri, capace di ospitare migliaia di uomini.
Raggruppamento formato da 180 batterie di bombardieri volontari, chiamati “Bombardieri del Re” per la loro totale dedizione alla Patria, quello di Mandre rimane attivo fino al 30 ottobre 1917, quando, dal Comando Supremo, arriva l’ordine di ripiegare al di là del Piave, con il colonnello comandante Enrico Maltese che scrive: lasciamo questo luogo con l’animo pieno del più grande e più santo dolore, ma con forza di volontà superiore al dolore stesso.
Nel corso del 1916, operano nella scuola di Mandre circa 900 ufficiali, 26.000 uomini di truppa, 5.800 quadrupedi di truppa, 2.500 fra carri e carrette, 2.100 bombarde. Un gran numero di ufficiali e bombardieri è dunque sempre presente nella Scuola per poter fornire, al comando, uomini e mezzi per le prime linee, come detta il motto dell’arma: Sempre e ovunque!
Tra i compiti della scuola, che aveva strutture operative anche a Ponte della Priula a ridosso della stazione ferroviaria e a Nervosa, oltre all’istruzione e alla coesione dei reparti, ci sono anche il collaudo dei materiali da trincea (bombarde, bombe, armamenti leggeri), l’abilitazione all’impiego di tali armi e la formazione di nuove unità di fanti, incaricate dell’impiego di lanciabombe.
L’arrivo degli Austro-Tedeschi e la strenua difesa della linea del Piave da parte degli Italiani comporta la devastazione pressoché totale del territorio suseganese e la fuga della popolazione verso un doloroso profugato, al di là del Piave, o costretta dall’esercito invasore fin anche in Friuli.
I centri abitati, le oltre 200 case coloniche e gli opifici dell’Azienda Collalto, i campi e i vigneti, tutte le vie di comunicazione, subiscono danni gravissimi.
I castelli di Collalto e San Salvatore, ritenuti dal Comando italiano sedi operative del nemico, vengono devastati dalle artiglierie italiane appostate sul Montello. Tra le macerie di San Salvatore, anche le preziose volte affrescate della Cappella Vecchia, opera di artisti riminesi del Trecento e completate nel Cinquecento dal Pordenone.
Nel 1918 gli Austriaci pianificano una massiccia offensiva, da sferrare all'inizio dell'estate, per dare al conflitto una svolta decisiva, che permetta un completo sfondamento del fronte italiano, come era già avvenuto a Caporetto.
La mattina del 15 giugno 1918 inizia la Battaglia del Solstizio: le truppe nemiche passano il Piave, conquistando il Montello e Nervesa, fino a Bavaria dove vengono bloccate dalla possente controffensiva italiana, supportata dall'artiglieria francese. La Regia Aeronautica italiana mitraglia il nemico volando a bassa quota per rallentarne l'avanzata. Colpito da un cecchino muore il maggiore Francesco Baracca, asso dell'aviazione italiana.
Le passerelle gettate sul Piave dagli Austriaci vengono bombardate incessantemente dall'alto. Dopo una settimana di combattimenti, i nemici  si ritirano sulla riva sinistra del Piave, con centinaia di soldati morti affogati nel tentativo di riattraversare il fiume in piena. Nelle ore successive alla ritirata austriaca, il re Vittorio Emanuele III visita Nervesa liberata e completamente distrutta dai colpi di artiglieria.
La guerra determina fame e miseria, si porta via 133 soldati suseganesi, ma semina morte anche tra la popolazione civile; compresa quella per fame, come accade a Giacomo Peruzzetto, di Collalto, segnalato nell’elenco dei morti, feriti, mutilati civili del suo paese con parte delle mani divorate nello strazio della fame.
Il primo dopoguerra e gli anni successivi sono caratterizzati dal ricordo del grande conflitto mondiale: sorgono monumenti e vengono murate lapidi, a Susegana e nelle frazioni, in memoria dei Caduti.
A Susegana il Monumento al Glorioso Combattente, pregevole opera di Giuseppe Garbellotto, svetta nella piazza del paese (maggio 1924); a Colfosco, viene eretto il Monumento ai Caduti, in via XVIII Giugno; nell’androne interno dell’Azienda agricola conte Collalto viene posta una lapide con i nomi dei dipendenti caduti in guerra; una piccola lapide viene murata presso Casa Montone, a Collalto, per ricordare i 10 esploratori cecoslovacchi, che fatti prigionieri avevano indossato la divisa italiana, lì fucilati.
La memoria si perpetua negli anni successivi con il Tempio Votivo a Ponte della Priula, il Cristo dell’Isonzo a Colfosco ed alcune steli volute, in particolare, dai Gruppi Alpini.

 

Susegana al tempo dell'Unità d'Italia


 

Fonti documentali e fotografiche:
Archivio dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, Ufficio Storico di Roma
Collezione privata Antonio Menegon
Innocente Soligon, La Scuola Bombardieri del Re, S. Lucia di Piave, 1997
Antonio Menegon, Collalto, S. Lucia di Piave, 2002
Renato Borsotti, Le parole di pietra, S. Lucia di Piave, 2006
Pier Angelo Passolunghi, Susegana, memoria storico-artistica nel Bicentenario della nascita del Comune, Cornuda, 2006


Soldati italiani sul ponte, nei pressi dell’osteria a ridosso del fiume Piave

Militari e popolazione civile sul ponte distrutto dalle mine italiane

La 132 Batteria Bombardieri posa prima di partire per il fronte

Bombarde in linea schierate a Mandre

Barche tedesche in località Villa Jacur

Truppe italiane ammassate sul Piave

La piazza di Susegana con alcune barche austriache

Soldati italiani verso Ponte della Priula dopo l’avanzata


La cantina Conte Collalto e, sullo sfondo, il castello

La piazza di Susegana con il municipio crivellato dai proiettili


Foto aerea del poligono della Scuola Bombardieri - Archivio dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, Ufficio Storico di Roma